“Non tutto ciò che brilla è oro”, recita un vecchio proverbio. E il Bitcoin lo sta dimostrando ancora una volta, con un crollo drastico che ha visto la regina delle criptovalute precipitare sotto gli 80.000 dollari, perdendo il 25% del suo valore nelle ultime sei settimane dal picco storico di 109.000 dollari raggiunto il 20 gennaio, giorno dell’insediamento di Donald Trump.
Le turbolenze nel mercato speculativo riflettono un più ampio clima di incertezza, dove le politiche commerciali aggressive dell’amministrazione Trump, in particolare verso Cina e Canada, hanno spinto gli investitori verso asset più sicuri. La volatilità del mercato ha raggiunto livelli preoccupanti, con un calo del 5,5% registrato nelle prime ore del mattino, portando il valore a 79.627 dollari.
L’ottimismo iniziale generato dalle promesse elettorali di Trump riguardo le criptovalute, inclusa l’ipotesi di una riserva strategica nazionale in Bitcoin, si è progressivamente raffreddato. Gli investitori, inizialmente galvanizzati dalla prospettiva di un quadro normativo più favorevole, hanno dovuto fare i conti con l’incertezza sulle effettive intenzioni dell’amministrazione.
Il panorama finanziario globale ha ulteriormente complicato la situazione, costringendo molti operatori a liquidare le proprie posizioni in crypto per recuperare liquidità e compensare le perdite in altri settori. Questa corsa alla liquidità ha colpito particolarmente il crollo Bitcoin, tradizionalmente considerato un investimento ad alto rischio.
Gli esperti del settore rimangono divisi sulle prospettive future: mentre alcuni vedono in questo ribasso un’opportunità di acquisto, altri mantengono un atteggiamento prudente, sottolineando come la stabilità del mercato crypto rimanga strettamente legata agli sviluppi geopolitici e alle decisioni di policy economica globale.